Seleziona una pagina

Fulmine dietro un ulivo secolare nel paesaggio olivicolo di Venafro, Molise

Tempo di lettura: 4 minuti

“Quod oleum comparem Venafrano?”
Quale olio potrei paragonare a quello di Venafro?
Marco Terenzio Varrone, De re rustica

Già duemila anni fa agronomi e poeti romani citavano l’olio di Venafro tra i migliori del Mediterraneo, riconoscendo il valore del suo territorio e delle sue varietà.

Nel mondo del vino esistono territori che evocano immediatamente l’idea di eccellenza: Bordeaux, Borgogna, Champagne. Sono luoghi in cui clima, suolo e tradizione agricola si combinano dando origine a prodotti unici.

Un concetto simile esisteva già nell’antichità anche per l’olio extravergine d’oliva.

Gli autori romani avevano infatti individuato alcune aree particolarmente vocate alla produzione di olio di qualità. Tra queste spicca il territorio di Venafrum, l’attuale Venafro, area molisana abitata dai Sanniti Pentri che già in epoca romana godeva di una fama straordinaria per la qualità del suo olio.

Perché Venafro era (ed è) così speciale?

La fama dell’olio EVO di Venafro è legata alle caratteristiche del territorio.

L’area si trova ai piedi delle montagne dell’Appennino, in una posizione che beneficia sia dell’influenza del clima tirrenico sia delle escursioni termiche tipiche delle zone collinari interne.

I suoli calcarei, ben drenati, e l’esposizione soleggiata dei pendii hanno favorito per secoli la coltivazione dell’olivo. La presenza diffusa di uliveti storici è ancora oggi una delle caratteristiche distintive del paesaggio agricolo venafrano.

Non a caso, la zona ospita oggi il Parco regionale agricolo storico dell’Olivo di Venafro, un’area che tutela un patrimonio olivicolo che affonda le proprie radici in epoca romana.

Questo contesto pedoclimatico, unito alla selezione di varietà locali adattate al territorio, ha contribuito a costruire nel tempo la reputazione dell’olio extravergine d’oliva prodotto in quest’area.

Licinia: una varietà antichissima tra storia e leggenda

Uno degli elementi più interessanti della tradizione olivicola venafrana è la presenza di una cultivar molto antica, conosciuta dai Romani con il nome di Licinia o Liciniana, oggi identificata nella cultivar Aurina.

Secondo una tradizione riportata dallo storico molisano Vincenzo Cuoco, il nome deriverebbe dal sannita Licinio, cittadino di Venafro, che avrebbe introdotto questa varietà di olivo nel territorio dopo aver individuato una pianta capace di resistere alle temperature più rigide delle montagne dell’Appennino e di produrre un olio di qualità comparabile a quello delle zone costiere del Mediterraneo.

Nel corso dei secoli questa varietà si sarebbe progressivamente adattata al territorio fino a diventare una cultivar locale.

L’olio EVO ottenuto da queste olive era noto nell’antichità con il nome di “Aurinum” per il suo colore dorato, e veniva considerato uno dei migliori dell’Impero romano per la sua qualità e purezza.

Dove si collocava Venafro nelle “top ten” dell’antichità?

Gli autori latini non si limitavano a citare l’olio extravergine d’oliva: arrivavano persino a classificarne la qualità.
Nella Naturalis Historia Plinio il Vecchio descrive diverse varietà di olive e distingue gli oli in base alla qualità, alla maturazione del frutto e alle tecniche di estrazione.
In questa sorta di classifica ante litteram, l’olio EVO prodotto nell’area di Venafro occupa una posizione di grande prestigio.

Ecco alcune “referenze”.

Varrone

Marco Terenzio Varrone, uno dei più importanti agronomi romani, nel suo trattato De re rustica (I secolo a.C.), si pone la domanda (retorica) “Quale olio potrei paragonare a quello di Venafro?”. Ovvia la risposta: nessuno.

Plinio il Vecchio

Nella sua Naturalis Historia, Plinio stila una classifica dei migliori oli d’oliva del mediterraneo. Il risultato? L’Italia batte qualunque altra provincia e, nell’Italia, il primo in classifica è proprio l’oleum licinianum, dorato, leggerissimo, profumato, ottenuto dalla celebre oliva liciniana, che – secondo Plinio – gli uccelli eviterebbero di beccare.

Orazio e i poeti latini

La notorietà dell’olio venafrano emerge persino nella letteratura.
Il poeta Orazio lo menziona nelle Satire come ingrediente ideale per la cucina raffinata, mentre altri autori come Marziale e Giovenale lo citano come simbolo di qualità gastronomica.

In una delle satire di Giovenale, ad esempio, l’olio di Venafro viene evocato come un prodotto di pregio, un must delle tavole più ricche dell’aristocrazia romana.

Il primo “olio EVO di territorio” della storia?

Le testimonianze degli autori latini mostrano come già nell’antichità esistesse una chiara consapevolezza del rapporto tra territorio e qualità dell’olio.

I Romani avevano già osservato che alcune zone erano particolarmente vocate alla coltivazione dell’olivo e che da questi territori provenivano oli migliori rispetto ad altri.

In altre parole, avevano già intuito un principio che oggi definiremmo terroir.

La storia dell’olio di Venafro rappresenta quindi uno degli esempi più antichi di come territorio, varietà e tradizione agricola possano costruire nel tempo la reputazione di un olio EVO.

 

Fonti bibliografiche:

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, Libro XV
Marco Terenzio Varrone, De re rustica
Vincenzo Cuoco, Platone in Italia
Caruso T., Storia dell’olivicoltura mediterranea, Il Mulino
Alterio F., L’olivo di Venafro e la sua storia millenaria
Montanari M., Il cibo come cultura, Laterza
Pubblicazioni istituzionali del Parco dell’Olivo di Venafro

 

Fascia di prezzo: da 17,79 € a 28,91 €


Questo prodotto ha più varianti. Le opzioni possono essere scelte nella pagina del prodotto

L’articolo Venafro, la “Borgogna” dell’olio EVO dell’antica Roma proviene da Sunnn.it.