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Il declino cognitivo rappresenta una sfida significativa per la salute in una popolazione globale che progressivamente aumenta il tasso di invecchiamento e, con un’incidenza crescente di malattie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer e altre forme di demenza, sta portando ad una situazione di notevole impatto sull’assistenza e sui costi sanitari della società.

Numerosi ricercatori, come i gruppi di Livia Hecke Morais, di Jhon F. Cryan e di P. Fang, hanno dimostrato il ruolo del microbiota intestinale nella regolazione della funzione cognitiva e nella modifica del rischio di malattie neurodegenerative attraverso l’asse “intestino-cervello” (1,2,3).

Fattori come la dieta, lo stile di vita, la genetica e l’ambiente modellano congiuntamente la composizione del microbiota intestinale, il quale può essere alla base di disturbi del neurosviluppo, neurodegenerativi (malattia di Alzheimer e di Parkinson) e dei disturbi dell’umore, come l’ansia e la depressione (4).

Nel corso dell’ultimo decennio, nuove evidenze scientifiche hanno spiegato il ruolo del microbiota intestinale nell’interazione tra la dieta e la salute cerebrale.

La ricerca ha anche dimostrato la presenza di una “comunicazione bidirezionale” tra intestino e cervello, includendo vie neurali, vie immunitarie e segnali metabolici. I disturbi intestinali inviano segnali al cervello tramite il nervo vago. Una diminuzione dei batteri benefici ed un aumento dei batteri proinfiammatori intestinali, causano alterazioni nei livelli di metaboliti microbici, tra cui neurotrasmettitori, acidi grassi a catena corta (acido acetico, butirrico, propionico) e metaboliti indolici. Perfino la deposizione di proteine ​​caratteristiche delle malattie neurodegenerative è stata associata al microbiota intestinale, come il peptide beta amiloide (Aβ) nella malattia di Alzheimer, l’α-sinucleina nella malattia di Parkinson.

L’olio d’oliva, in particolare l’olio extravergine di oliva, componente chiave della Dieta Mediterranea, ha dimostrato di apportare numerosi benefici per la salute, tra cui miglioramenti del microbiota intestinale e da questo, della salute cognitiva (5).

I risultati hanno mostrato che un maggiore consumo di olio extra vergine di oliva era associato ad un miglioramento della funzione cognitiva, verificato durante un follow-up di 2 anni. Invece un consumo di olio d’oliva (prevalentemente raffinato o olio di sansa di oliva con una quantità minima di extra vergine, con un ridotto contenuto di molecole bioattive, nonostante condivida un profilo lipidico simile all’extra vergine) è risultato collegato a una minore diversità delle comunità microbiche intestinali ed a un declino cognitivo accelerato (6).

Nel recente lavoro di Jiaqi Ni e Coll., pubblicato nel 2026 nella rivista Microbiome, è descritta la popolazione in studio -sesso e classi di età-, la metodologia di indagine, la quantità ed il tipo di olio di oliva consumato dai 656 partecipanti, all’interno dello studio randomizzato PREDIMED.

I risultati hanno rivelato che, rispetto ai partecipanti che hanno consumato quantità più basse di olio, quelli con valori più alti hanno avuto aumenti nella funzione cognitiva globale e nell’attenzione, dopo un follow-up di 2 anni, con una significativa relazione dose-risposta.

Inoltre, un incremento nel consumo di soli 10 g di olio d’oliva extra vergine, al giorno, è positivamente associato a cambiamenti nella funzione cognitiva generale, nella funzione esecutiva, nell’attenzione e nel linguaggio.

È stata dimostrata una associazione tra diverse quantità e tipologie di consumo di olio d’oliva e la composizione complessiva del microbiota intestinale, in particolare alcuni batteri hanno avuto una associazione positiva, altri invece un’associazione negativa.

In particolar modo, è emerso che un microrganismo intestinale, l’Adlercreutzia, sia un taxon mediatore significativo tra il consumo di olio EVO ed i miglioramenti nella funzione cognitiva generale. Ricordo che l’Adlercreutzia è un microrganismo che appartenente alla famiglia delle Coriobacteriaceae, ed è specializzato nel metabolismo dei polifenoli vegetali, ovvero capace di svolgere un ruolo chiave nella conversione dei biofenoli dell’olio d’oliva in metaboliti neuroattivi.

I risultati degli studi sul microbiota hanno dato risultati diversi a seconda della ricerca, la maggior parte di questi taxa batterici sono stati associati a malattie come obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiometaboliche, malattie metaboliche del fegato e malattie neurodegenerative.

Al contrario, un maggiore consumo di olio di oliva, è stato associato a una maggiore abbondanza di Adlercreutzia , gruppo Christensenellaceae R.7, gruppo Eubacterium hallii e Streptococcus , insieme a livelli ridotti di Faecalibacterium , un batterio produttore di butirrato la cui carenza è stata osservata in diverse malattie, tra le quali la depressione.

Anche gli studi di Fazlollahi e Bonorat hanno riportato risultati che mostrano una correlazione positiva tra il consumo di olio EVO e la funzione cognitiva, (7, 8) altri hanno suggerito che l’olio EVO potrebbe conferire, una protezione aggiuntiva alla Dieta Mediterranea, contro il declino cognitivo legato all’età.

I composti fenolici dell’olio, come l’idrossitirosolo e l’oleuropeina aglicone, possono attraversare la barriera ematoencefalica e potenziare la salute cognitiva, accumulandosi in alcune regioni cerebrali come l’ippocampo, proteggendo le cellule neuronali, inibendo l’aggregazione del β-amiloide, la fibrillazione della proteina Tau, l’attivazione delle vie apoptotiche, riducendo la produzione di citochine pro-infiammatorie, oltre a migliorare l’autofagia e la rimozione dei depositi di Aβ, in pratica mitigando lo stress ossidativo e la neuroinfiammazione, entrambi percorsi strettamente associati all’insorgenza e alla progressione delle malattie neurodegenerative.

Questi due biofenoli, favorendo l’omeostasi microbica intestinale, inducono la produzione di metaboliti bioattivi, come gli acidi grassi a catena corta, modulando la plasticità sinaptica, con un miglioramento della funzione cognitiva.

A questi risultati si aggiungono a un crescente numero di prove, tra cui lo studio di Harvard su 92.383 persone, osservate per 28 anni, che collega l’olio d’oliva ad una riduzione del 28% della mortalità per demenza (consumo di oltre 7 g/giorno di olio d’oliva rispetto a chi ne consumava poco o niente), e che posizionano l’olio extra vergine d’oliva come uno degli interventi dietetici più importanti per la salute cerebrale a lungo termine (9).

Nel 2022, Amal Kaddoumi e colleghi hanno pubblicato uno studio clinico randomizzato controllato che ha coinvolto pazienti con un lieve deterioramento cognitivo. I partecipanti hanno consumato 30 ml di olio d’oliva al giorno per sei mesi. Solo il gruppo che ha assunto olio extra vergine d’oliva, e non quello che ha assunto olio raffinato, ha mostrato un miglioramento della funzione della barriera emato-encefalica ed un aumento della connettività cerebrale funzionale, rilevati tramite risonanza magnetica (10).

Quanto olio d’oliva al giorno è sufficiente per la salute del cervello? Secondo lo studio di Harvard del 2024 (9) bastano 7 g. al giorno, mentre gli studi PREDIMED hanno utilizzato circa 50 g. al giorno e lo studio di Kaddoumi (10) ha utilizzato 30 ml al giorno. L’indicazione sulla salute approvata dall’EFSA richiede un minimo di 5 mg di idrossitirosolo e dei suoi derivati ​​al giorno. Da un olio extra vergine di oliva standard da supermercato, contenente dai 50 ai 100 mg/kg di polifenoli, sarebbero necessari dai 50 ai 100 ml al giorno per raggiungere tale soglia, aggiungendo dalle 450 alle 900 calorie solo dall’olio. Questo non è né pratico né sostenibile per la maggior parte delle persone che volessero avere benefici cognitivi (11).

Infine il gruppo di Anne-Julie Tessier ha scoperto che l’uso di olio d’oliva al posto di margarina e maionese, era associato a un minor rischio di morte correlata alla demenza.

In conclusione i lavori degli scienziati hanno dimostrato, nei vari anni, una relazione tra “intestino e cervello”, chiaramente con il ruolo fondamentale del microbioma intestinale, oggi, con i risultati del gruppo di Jiaqi Ni, possiamo parlare di un passo in più nella conoscenza dell’asse “olio d’oliva – intestino – cervello” con risultati che portano al miglioramento della funzione cognitiva.

  1. Morais L.H. et al. Nat Rev Microbiol. 2021;19: 241–55. 
  2. Cryan J.F et al. Physiol Rev. 2019; 99: 1877–2013.
  3. Fang P. et al. Cell Host Microbe. 2020; 28: 201–22.
  4. You M. et al. Med Comm. 2024;5(8):e656.
  5. Fekete M. et al. GeroScience. 2025;47,3111–30,
  6. Ni J. et al. Microbiome. 2026 Jan 24; 14:68.
  7. Fazlollahi A. et al. Front Nutr. 2023; 10:1–13.
  8. Boronat A. et al. Antioxidants. 2023; 12: 1472
  9. Tessier A.J. et al. JAMA, 2024; 7; (5): e2410021.
  10. Kaddoumi A. et al. Nutrients 2022, 14(23), 5102.
  11. Netien N., https://www.highphenolic.com/post/olive-oil-brain-health-gut-microbiome-study-2026

L’articolo I benefici dell’olio extra vergine di oliva sul microbioma intestinale e conseguentemente sulla salute cognitiva proviene da l’OlivoNews.